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Formazione, nuove opportunità per la cooperazione

Era appena iniziata una trasformazione importante del Fondo, grazie alle nuove regole lanciate dall’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro. Poi è arrivata la pandemia che ha imposto prima uno stop e subito dopo un’evoluzione radicale delle attività, con una crescita repentina dell’e-learning, che apre nuove prospettive per un futuro oggi più che mai ricco di sfide, in gran parte inedite.

 

Sono stati tre anni tutt’altro che ordinari quelli che hanno segnato la consiliatura 2018-2021 di Fon.Coop. Tre anni fotografati da un Report che, elaborato dal Fondo, contiene anche un’analisi d’impatto sull’Avviso 40 “Strategie formative per l’occupazione” che approfondisce gli effetti sia sulle imprese sia sui lavoratori, gettando le basi – anche qui – per una valutazione delle attività innovativa ed importante.

 

“Questi tre anni – spiega Stefania Serafini che per tre anni, come presidente, ha guidato Fon.Coop – ci hanno preparato alle sfide che abbiamo oggi davanti a noi: Next Generation EU ha innescato un imponente processo di trasformazioni che, declinato in Italia nel PNRR, apre la possibilità di fare investimenti in piani di sviluppo e innovazione, in opere infrastrutturali che prevedano un welfare realmente inclusivo”.

 

Ad innescare cambiamenti importanti, presidente, sarebbe stata sufficiente anche la prima circolare 2018 dell’ANPAL

“Esattamente. Le nuove regole di gestione delle risorse finanziarie attribuite ai Fondi per la formazione continua, hanno fatto sì che Fon.Coop avviasse un lavoro di ricalibratura degli strumenti e delle regole per l’assegnazione delle risorse alle associate, che ha trovato sintesi e formalizzazione nel Regolamento generale di organizzazione, gestione, rendicontazione e controllo adottato il 15 febbraio 2019. L’impegno per l’ammodernamento dell’assetto del Fondo, tuttora in corso, ha migliorato l’efficacia delle prestazioni e valorizzato le esperienze e le risorse presenti”.

 

Ad interferire con questo percorso è arrivata però la pandemia

“L’emergenza sanitaria ha avuto effetti sociali ed economici profondi sul sistema della cooperazione e delle imprese che fanno riferimento a Fon.Coop. Gli effetti sono stati immediati: il “ciclo di vita” dei piani formativi ha subito, infatti, un brusco rallentamento per la sospensione delle attività didattiche in presenza”.

 

La pandemia ha avuto effetti anche sull’organizzazione interna?

“Ha, nello stesso tempo, creato difficoltà, ma anche accelerato processi e aperto nuove opportunità.

L’adozione inevitabile dello smart working ha comportato adeguamenti e investimenti strumentali che portano a valutare questa esperienza non un ripiego, bensì un’occasione per sperimentare i benefici dell’integrazione tra il lavoro in presenza e quello in remoto, tra il lavoro in staff e quello per obiettivi”.

 

E allo stop dell’attività formativa come ha reagito il Fondo?

“Parte delle attività è stata riconvertita in formazione online e a distanza. Basti pensare che in un anno la percentuale di e-learning si è letteralmente decuplicata, passando dal 4 al 44% del totale. Uno sforzo di trasformazione che ha permesso al Fondo di non interrompere la continuità di servizio e assistenza verso le imprese e che apre nuove prospettive per il futuro”.

 

La pandemia ha terremotato anche le entrate di cui Fon.Coop dispone per sviluppare le proprie attività?

“C’era un timore forte in questo senso: il ricorso agli ammortizzatori sociali avrebbe portato a un decremento del gettito dello 0,30 INPS che però, per Fon.Coop, è stato decisamente inferiore ai timori. Così oggi siamo pronti per sostenere sia le fasce di lavoratrici e lavoratori più penalizzati sia il riposizionamento delle imprese verso la sostenibilità”.

 

Questi tre anni ‘sfociano’ infatti in una fase di grandi sfide

“Next Generation EU ha innescato un imponente processo di trasformazioni che in Italia è stato declinato nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR): la possibilità di fare investimenti in piani di sviluppo e innovazione, in opere infrastrutturali che prevedono un welfare realmente inclusivo. Cambierà dunque il modo di fare impresa e di lavorare e saranno necessarie nuove e altre competenze che chiamano in causa il sistema della formazione continua”.

 

Come sta interpretando Fon.Coop questa fase?

“Il Fondo ha ormai ripreso la sua consueta programmazione, orientato ad ascoltare le esigenze delle aderenti introducendo negli Avvisi strumenti che aiutino le imprese a identificare con più precisione i fabbisogni di crescita, in raccordo con le nuove sfide della ripresa post-pandemica. Abbiamo recentemente promosso anche la costituzione di uno specifico gruppo di lavoro sulle competenze distintive dell’impresa cooperativa, che avrà il compito di ‘censire’ le competenze cooperative in tutti gli ambiti economici, funzionali alla futura programmazione della formazione”.

 

La trasformazione interna prosegue, l’adeguamento alle nuove ‘abitudini’ delle imprese pure. Ma Fon.Coop ha anche richieste da fare per riuscire a interpretare al meglio tutto ciò?

“I Fondi sono oggi tra le espressioni più concrete, pervasive ed efficaci della sussidiarietà orizzontale e si candidano ad essere tra i protagonisti delle politiche attive del lavoro e della formazione di qualità. Possiamo farlo e siamo impegnati fino in fondo per riuscirci. Chiediamo però, per avere nel serbatoio tutta la benzina che serve, di disporre appieno delle risorse a noi destinate, ovvero che il gettito dello 0,30% venga integralmente versato senza le decurtazioni disposte a partire dal 2016”.

 

 

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