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SWG: 7+ sui servizi, ma sul digitale c’è tanta strada da fare
“Cooperative, innovazione digitale e Legacoop”. È questo il titolo dell’indagine di customer satisfaction che SWG ha realizzato tra 187 cooperative aderenti all’associazione, presentata martedì 29 ottobre nel corso della Direzione nazionale dedicata al lancio dei cinque gruppi di lavoro che impegneranno Legacoop nei prossimi mesi, e dedicata a rilevare innanzitutto il gradimento dei servizi presso le associate.
 
Il voto generale che prende Legacoop è un buon 7+ (per la precisione 7,1), con un 37% degli interpellati che le attribuiscono la sufficienza e un 41% addirittura un ottimo. Perchè si aderisce a Legacoop? Sempre meno per la politica (solo 8%, 9 punti in meno rispetto al 2011) e soprattutto per l’affidabilità (39%, 3 punti in più) ma anche per i servizi (21%, 6 punti in più).Il voto più alto spetta all’impegno per creare nuove cooperative. Sul podio anche pari opportunità e comunicazione e comunicazione e promozione dell’immagine e dei valori delle cooperative.
 
Ultimi tre gradini invece per inserimento dei giovani, impegno per il sud e autonomia dalla politica. Di cosa sentono bisogno le cooperative? Il 27% di un aiuto con le banche, il 25% un supporto per gare e bandi.Le priorità per il futuro? Nessun dubbio: stravince favorire la capacità di fare sistema (35%) seguita a 5 lunghezze dal promuovere le coop sul mercato e sostenere la formazione (ferma al 23%). Ma la parte più consistente del questionario somministrato da SWG ha riguardato la trasformazione digitale e il ruolo che l’associazione, secondo le imprese, dovrebbe giocare per questa sfida.Il 47% delle cooperative pensa che dovrebbe innovare ma non lo fa (22%) o che non ne ha proprio necessità (25%).
 
Le nuove tecnologie entrano però in casa anche dei più riottosi: per il 62%, così, hanno cambiato completamente (solo 7%) o in buona parte il proprio modo di fare impresa. E i più ottimisti sono quelli che innovano di più: il 2020 sarà peggiore per il 10% e migliore per il 34%, una forbice di 24 punti che diventano 37 tra chi ha innovato e crollano a 3 tra chi non lo ha fatto.Gli investimenti non sono comunque stati particolarmente intensi: solo il 10% ha speso più di 50mila euro in 5 anni, percentuale che crolla al 2% tra quelle con meno di 9 addetti e ‘vola’ al 23% tra quelle con più di 50 addetti.
 
Il 42% pensa, infatti, di essere troppo piccolo per innovare e il 28% ha difficoltà a trovare i finanziamenti. L’unione anche qui promette di fare la forza: l’80% si dice interessato a costruire un progetto di collaborazione con altre imprese per rafforzare l’innovazione.Ma quali investimenti vengono ritenuti più importanti, sul fronte delle infrastrutture digitali? Sul gradino più alto finiscono comunicazione e promozione, sui tre più bassi i processi di vendita, distribuzione e produzione. Insomma, si è più disposti a valutare investimenti sulla ciliegina che sulla torta. Cosa serve comunque per imboccare la strada di nuovi modelli di business? Formazione e reti di impresa, innanzitutto. E tra i modelli organizzativi, servono soluzioni di lavoro agile e avvio di servizi consulenziali.
 
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