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Manovra del Governo, ecco i punti di forza per l’Alleanza delle Cooperative
La sterilizzazione delle clausole di salvaguardia dell’IVA; l’avvio della riduzione del cuneo fiscale a vantaggio dei lavoratori; la volontà di favorire un Green New Deal e la transizione ad un’economia sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale; l’intenzione di incrementare la lotta all’evasione; la conferma degli incentivi di impresa 4.0 e nuove politiche per lo sviluppo del Mezzogiorno.

 

Sono questi i principali “aspetti positivi” che l’Alleanza delle Cooperative ravvisa nella manovra che il Governo sta definendo. Lo ha dichiarato questa mattina Mauro Lusetti, presidente dell’Alleanza, aprendo l’incontro che si è svolto tra l’associazione che riunisce Legacoop, Confcooperative e AGCI con il viceministro Misiani.

 

 

Il discorso di Mauro Lusetti

 

“Voglio, innanzitutto, ringraziare i nostri ospiti per avere accolto l’invito a questo incontro che ci dà modo, nell’imminenza dell’avvio della sessione di bilancio, di approfondire gli obiettivi ed i contenuti della manovra che il Governo sta definendo e di esprimere le nostre valutazioni e proposte in merito.

 

L’impostazione di fondo, delineata nella nota di aggiornamento al DEF, riflette l’idea complessiva di una manovra realistica, che si sforza di combinare obiettivi di sostegno alla crescita con l’esigenza di preservare la stabilità e la sostenibilità della finanza pubblica nel prossimo triennio.

 

Su questo sfondo, si evidenziano alcuni aspetti che valutiamo positivamente. Tra questi vorrei citare la sterilizzazione delle clausole di salvaguardia dell’IVA (che se non realizzata determinerebbe una contrazione di consumi già deboli, peraltro in una fase di stagnazione dell’economia in un contesto internazionale complicato); l’avvio della riduzione del cuneo fiscale a vantaggio dei lavoratori (per ora di entità limitata, a causa delle risorse disponibili ma che confidiamo possa essere via via più corposa); la volontà di favorire un Green New Deal e la transizione ad un’economia sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale; l’intenzione di incrementare la lotta all’evasione, una piaga che sottrae risorse importanti alla collettività, favorendo la diffusione dei pagamenti elettronici; la conferma degli incentivi di impresa 4.0 e nuove politiche per lo sviluppo del Mezzogiorno.

 

Si tratta di temi e di obiettivi radicati nella nostra sensibilità e nella nostra cultura e che consideriamo decisivi per costruire opportunità di crescita inclusiva per il nostro Paese.

Nel documento che vi abbiamo consegnato troverete un’illustrazione dettagliata delle nostre proposte ispirate alla convinzione che il nostro Paese abbia oggi bisogno di uno sviluppo più corale ed armonico, orientato alle persone, alle famiglie e alle comunità, che ispiri le politiche nei vari settori dell’ordinamento, inclusa la politica fiscale e di sostegno alle imprese.

In questa sede vorrei soffermarmi su alcuni punti che ritengo di particolare significato, a partire dal tema della sostenibilità. Noi incoraggiamo il Governo ad una decisa prosecuzione della politiche di sostenibilità, aprendo alle forme mutualistiche di produzione dell’energia pulita. Sotto questo profilo, guardiamo con interesse all’attuazione delle direttive UE che contemplano le cosiddette comunità energetiche, che potrebbero avere come modello di riferimento le società cooperative.

Come ho già detto, accogliamo con favore l’orientamento, formulato nella NADEF, di realizzare un vero e proprio Green New Deal, che confidiamo si concretizzi in provvedimenti di forte impatto sulla fiscalità ecologica e in incentivi alla sostenibilità, al fine di determinare una virata decisiva verso quella grande opportunità per un Paese povero di materie prime, che è l’economia circolare.

Pensiamo, in proposito, che Il modello cooperativo, quale piattaforma multistakeholder, appare il più idoneo per catalizzare i processi di sviluppo dell’economia circolare. Perciò proponiamo una maggiore apertura alle forme mutualistiche di produzione dell’energia da fonti rinnovabili, incentivate attraverso istituti agevolativi ispirati alla cosiddetta fiscalità ecologica, consentendo anzitutto l’applicazione dell’art. 52 del Testo Unico sull’Ambiente, in tema di esenzione dalle accise sull’energia prodotta da fonti rinnovabili, all’energia autoprodotta e autoconsumata attraverso enti mutualistici.

Nell’ambito dell’economia circolare proponiamo, inoltre, di realizzare “distretti ecologici” per l’utilizzo dei sottoprodotti e per favorire l’”end of waste”, anche rinnovando o migliorando l’ esistente.

Favorire la transizione ad un’economia socialmente ed ambientalmente sostenibile è un impegno essenziale per dare una visione di futuro al Paese, ma nel contempo è indispensabile favorirne il rapido ritorno su un sentiero di crescita. E questo si può fare solo con un’azione decisa di sostegno all’innovazione e di rilancio degli investimenti. Per quanto riguarda l’innovazione, apprezziamo la scelta del Governo di confermare gli incentivi di Impresa 4.0 ed il sostegno alla formazione, un investimento essenziale in quanto investe l’aspetto dell’adeguamento delle competenze, determinante nei radicali cambiamenti prodotti sul lavoro dalla diffusione delle tecnologie digitali. Siamo convinti che occorra favorire percorsi autonomi di digitalizzazione delle imprese e di creazione di nuove imprese basate sulle piattaforme tecnologiche digitali cooperative, di proprietà degli utenti e dei lavoratori, che condividano i profitti in forma mutualistica con chi contribuisce a generarli in rete, salvaguardando i diritti dei lavoratori digitali a tempo parziale e tutelando i diritti alla privacy degli utenti digitali.

Accanto a questo, riteniamo che occorra proseguire nella promozione degli investimenti pubblici, sbloccando i cantieri, assicurando certezza circa i tempi di programmazione, svolgimento e conclusione delle procedure di aggiudicazione dei contratti pubblici e l’effettiva applicazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Investimenti che devono essere sempre più rivolti anche alle parti deboli del Paese e mirare anche all’infrastrutturazione sociale del Paese.

Il Decreto Sblocca Cantieri ha rappresentato un primo parziale tentativo di mettere il settore delle costruzioni al centro dell’agenda politica ed economica del Paese, ma occorre proseguire sulla strada intrapresa e già con il Regolamento di attuazione auspichiamo possa prodursi un altro tassello per la costruzione di un quadro di regole più semplice e certo ai fini della realizzazione delle opere pubbliche.

Al proposito, vorrei ricordare che le ultime Leggi di Bilancio hanno destinato consistenti risorse a disposizione della realizzazione di infrastrutture per il Paese e una loro più rapida trasformazione in cantieri favorirebbe anche una più veloce uscita dalla crisi. Per agevolare tale trasformazione, ci sono misure a costo zero per la finanza pubblica che ridurrebbero fortemente i tempi di realizzazione delle opere pubbliche e che consistono nella soppressione di passaggi autorizzatori non necessari, duplicazioni e ritardi realizzabili, coordinando meglio il ruolo dei Ministeri e del CIPE; evitando le duplicazioni nell’intervento della Corte dei Conti; rivedendo il ruolo del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici.

Parlare di investimenti significa, naturalmente, dedicare una particolare attenzione al Mezzogiorno, che ha visto approfondirsi il divario con le aree più sviluppate del centro-nord. Noi crediamo, innanzitutto, che vada rispettata la clausola della proporzionalità della spesa alla quota di popolazione, assicurando al Mezzogiorno non meno del 34% della spesa, e che sia necessario promuovere, in modo innovativo, uno sviluppo inclusivo che faccia perno sulla co-progettazione tra sistema pubblico e sistema imprenditoriale cooperativo che, in maniera sussidiaria, sperimenti nuove forme di servizi e prodotti.

Un aspetto essenziale è sicuramente quello di un utilizzo più efficace delle risorse delle politiche di coesione. A tale proposito, sul piano generale riteniamo necessari un coinvolgimento del partenariato nella co-progettazione, nella condivisione degli avvisi pubblici e nella gestione diretta delle risorse (come ad esempio l’attivazione delle sovvenzioni globali e di strumenti di ingegneria finanziaria), la semplificazione burocratica, obiettivi di spesa legati all’impatto sociale e risorse adeguate, soprattutto per spendere in maniera sempre più efficace ed equilibrata nella tempistica (i pagamenti dell’attuale ciclo sono al 25% delle risorse programmate).

Ho lasciato per ultimo, non certo per importanza, il tema del lavoro, elemento costitutivo della dignità e dell’identità della persona, che rappresenta da sempre un valore centrale dell’esperienza cooperativa. Un lavoro buono, dignitoso, rispettoso dei diritti delle persone, a cominciare da quello ad un’equa retribuzione. Come ho già detto, noi vediamo con favore l’avvio di un percorso di riduzione del cuneo fiscale che auspichiamo possa consolidarsi nel corso dei prossimi anni per produrre, riducendo progressivamente il prelievo fiscale alla fonte, un sensibile incremento delle retribuzioni nette che potrebbe tradursi in un positivo stimolo ai consumi ed alimentare così la crescita.

Ma crediamo che questa misura debba riguardare anche le imprese, ma seguendo un principio preciso. Andrebbe fatta una distinzione tra imprese che si comportano correttamente e imprese che violano le regole (evasione fiscale, evasione contributiva, mancato rispetto delle norme di legge e contrattuali sul lavoro, compresa l’applicazione di CCNL pirata), prevedendo un’esclusione dalla misura delle imprese che per motivi vari, ad esempio gruppi con sedi legali all’estero, eludano le imposte italiane in tutto o in parte.

Accanto a questo, ribadendo la nostra convinzione sulla necessità di scongiurare aumenti delle aliquote IVA, crediamo che un eventuale intervento sul fronte delle imposte sui consumi potrebbe essere realizzato, a livello europeo ed internazionale, per penalizzare, sul piano del trattamento tributario, le filiere “a bassa dignità del lavoro”, ovvero quelle dove si verifica il dumping sociale del lavoro a bassa specializzazione.

Il tema del rispetto dei diritti dei lavoratori ha assunto, in questi ultimi anni, un rilievo centrale, soprattutto con riferimento alla crescita della precarietà del lavoro e alle retribuzioni insufficienti a garantire un’esistenza dignitosa. Aumentano le imprese irregolari, proliferano i contratti pirata, crescono i fenomeni di evasione contributiva e fiscale sul lavoro. Per questo è ormai indifferibile la necessità di intervenire sulle cause che producono questa situazione, che trova una rappresentazione plastica negli oltre 800 contratti depositati presso l’archivio del Cnel. È il momento di mettere ordine nel sistema della rappresentanza. Per questo noi vediamo con favore l’avvio di un percorso verso una legge in materia di rappresentanza e di rappresentatività delle organizzazioni sindacali e datoriali -preservando, in quest’ultimo, caso la nostra diversità cooperativa di matrice costituzionale- nonché sull’efficacia dei contratti collettivi di lavoro.

Una legge di sostegno in materia di rappresentanza con regole chiare e certe avrebbe il pregio di favorire la determinazione dei CCNL sottoscritti dalle parti sociali comparativamente più rappresentative a cui tutte le imprese dovrebbero far riferimento in primo luogo applicando i relativi minimi salariali.

Riteniamo, infatti, che la validità erga omnes dei livelli retributivi previsti dalla contrattazione leader sia lo strumento più valido ed efficace per ridurre e arginare le significative criticità in tema di dumping e sfruttamento sul lavoro. Mentre siamo dell’avviso che al legislatore debba essere lasciata la definizione di un salario minimo unicamente per quegli ambiti di attività e di lavoratori non coperti da tali contratti.

Diversamente, l’eventuale svuotamento di senso della contrattazione da parte del legislatore con un salario minimo orario potrebbe generare una “fuga dal contratto” e il rischio di un trascinamento verso il basso degli attuali trattamenti economici in favore dei lavoratori, comprensivi anche di altre importanti voci (ferie, permessi retribuiti, mensilità aggiuntive, TFR, welfare contrattuale).

Ho cercato, gentili ospiti, di evidenziare le nostre posizioni e proposte su alcuni temi che riteniamo di maggiore rilievo ed attualità per prospettare un percorso di crescita per il paese. Per dovere di brevità ne ho tralasciati molti altri che riguardano il contributo che la cooperazione dell’Alleanza, sulla base della propria esperienza, ritiene di poter offrire. Crediamo, senza falsa modestia, che quello cooperativo sia un modello ideale per affrontare le sfide della sostenibilità e dell’innovazione, in quanto consente ai diretti interessati di tutelare e gestire i propri interessi, peraltro in forma democratica e mutualistica.

Anche per questo, ringraziandovi per la vostra attenzione, auspichiamo che sia possibile proseguire il confronto con il Governo per cercare di definire, insieme, soluzioni efficaci ai problemi del Paese. Noi, come soggetto della rappresentanza attento alla dimensione sociale del fare impresa e al benessere delle comunità, vi ribadiamo la nostra piena disponibilità.

 
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