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Lotta caporalato, Coop presenta i risultati del progetto europeo BeAware
Come dimostrano i tragici fatti di cronaca degli ultimi mesi, il caporalato in Italia rimane un’emergenza, nonostante l’introduzione, due anni fa, della legge 199 che ha imposto maggiori e severi obblighi ai datori di lavoro. Infatti, nonostante la nuova legge, in Italia l’incidenza dell’illegalità nell’agricoltura rimane pressoché immutata, intorno al 50 per cento del valore totale. Ma qual è la situazione a livello europeo? Il Milan Center for Food Law and Policy presenta il primo dossier sul tema, da cui emerge principalmente l’assenza di un coordinamento legislativo nell’Unione europea, una disomogeneità giuridica che rende difficile anche il rilevamento chiaro dei dati.
 
Eppure parliamo di un settore, quello agricolo, che registra un valore di oltre 400 miliardi nei 28 Paesi. Complessivamente, a livello europeo, il lavoro nero in agricoltura vale 14 miliardi, il 25 per cento della forza lavoro opera in regime d’illegalità e sfruttamento, con picchi del 40, 50, 60 per cento in Romania, Bulgaria e Portogallo. Si scopre che Regno Unito e Italia sono gli unici paesi ad aver istituito una normativa contro l’intermediazione illegale nelle filiere agricole.Lo studio, BeAware – Best Practices against Work Exploitation – ha lavorato su un campione di buone pratiche a livello europeo, 35 tra aziende, istituzioni e società civile per evidenziare l’impatto sulla qualità della produzione, sulla formazione, l’innovazione della filiera e sulla sensibilizzazione della clientela.
 
In Italia, dove il lavoro nero colpisce circa 400 mila braccianti stranieri, si sono individuate alcune pratiche pilota, tra cui il Presidio della Caritas o gli accordi internazionali siglati dalla FLAI con altri sindacati europei. Oppure la campagna Buoni e Giusti di Coop che promuove l’eticità delle filiere orofrutticole a rischio: in questo caso sono stati coinvolti gli oltre 800 fornitori che operano con più di 70 mila aziende; dal lancio della campagna nel 2016 sono state oltre 500 le aziende agricole sottoposte a audit e negli ultimi sette anni sono state espulse dai circuiti Coop 11 aziende agricole.Uno dei punti innovativi dello studio BeAware è il web-documentario AltriRaccolti.
 
Si tratta di un viaggio multimediale nell’agricoltura italiana che sta vivendo un epocale cambiamento. AltriRaccolti è una produzione di River Journal Project (www.riverjournal.it), sviluppata su tre piani narrativi: la denuncia di una realtà ancora radicata, quella del caporalato, responsabile di sacche d’illegalità dove i braccianti, soprattutto immigrati, sono ridotti a condizioni di semi schiavitù; quindi il racconto della trasformazione nella mentalità dei produttori, indotti all’applicazione di standard trasparenti dalle nuove leggi e da un mercato sempre più consapevole ed esigente; infine le storie dei protagonisti del cambiamento – braccianti, agricoltori e istituzioni – che smontano la catena dell’illegalità nelle comunità agricole (trasporti, alloggi, esclusione sociale).
 
Altri Raccolti, attraverso cinque prodotti case history dal Piemonte alla Sicilia, documenta come la filiera etica possa avere un forte impatto nella vita quotidiana delle comunità rurali, contribuire a combattere le spirali criminali legate al trasporto e all’alloggio dei braccianti stranieri; ma viene anche dimostrato sul campo come l’uso della tecnologia e della specializzazione in agricoltura non siano una minaccia per l’occupazione quanto piuttosto un incentivo al miglioramento delle condizioni di lavoro. River Journal è composto da due giornalisti, Marzio G. Mian e Nicola Scevola, e da due fotografi/film-maker, Massimo Di Nonno e Nanni Fontana
 
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