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Pari Opportunità

Pari opportunità

Legacoop: nelle cooperative aderenti sono donne il 52% degli occupati

Il Governo assicuri un impegno prioritario per costruire, sulla scorta del modello già realizzato in Francia, un sistema di servizi integrati a supporto delle donne: questo sistema rappresenterebbe, infatti, un aiuto fondamentale al lavoro femminile perché, oltre a facilitare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, favorirebbe in modo diretto la crescita dell’occupazione delle donne, tradizionalmente concentrata nei servizi di cura e di assistenza.La richiesta è emersa dal Convegno “Diamo una mano al futuro. Il lavoro delle donne in cooperativa: il valore della parità”, svoltosi l’11 marzo a Roma presso la sede di Legacoop, organizzato dalla Commissione Nazionale Pari Opportunità dell’organizzazione cooperativa..“Per le sue caratteristiche intrinseche, la cooperazione” -sottolinea Dora Iacobelli, Presidente della Commissione Pari Opportunità di Legacoop- “può contribuire a costruire, nell’ambito delle azioni che il governo sta mettendo in campo, alla messa a punto di una strumentazione in grado di agevolare la conciliazione tra tempi di lavoro e tempi di vita delle donne: la diffusione territoriale e la capacità delle imprese cooperative di muoversi all’interno di modelli di rete, quindi di integrare servizi e prestazioni diverse, può infatti costituire un punto di forza all’interno di un progetto di servizi integrati per la conciliazione”.La disponibilità di Legacoop poggia su una realtà imprenditoriale dove il lavoro femminile è molto diffuso. Nelle cooperative che aderiscono a Legacoop le donne sono circa il 52% degli occupati complessivi ed il 53% del totale dei soci. Nel complesso delle cooperative italiane le donne rappresentano il 45% degli occupati, rispetto al 38% delle altre tipologie di impresa.È a partire da questa situazione di vantaggio relativo che Legacoop ha messo a punto un programma di promozione e di qualificazione dell’occupazione femminile e, più in generale, della presenza delle donne nelle cooperative aderenti. “Benché la presenza femminile nelle nostre cooperative sia di assoluto rilievo quantitativo” -sottolinea Giuliano Poletti, Presidente di Legacoop- “siamo consapevoli della necessità di incidere sui percorsi professionali delle donne in termini di miglioramento dell’accesso, dei livelli retributivi, della formazione, di non segregazione orizzontale e verticale, delle scelte delle imprese per facilitare la conciliazione dei loro tempi di vita e di lavoro; c’è un impegno importante che si sta avviando e che deve vedere protagoniste le basi sociali delle imprese cooperative, i gruppi dirigenti, le donne stesse”.Vanno in questa direzione la previsione, nelle linee guida di Legacoop per la governance delle imprese associate, di un tetto minimo di presenza femminile nei consigli di amministrazione (indicando una quota minima del 25% di rappresentanza femminile nelle cooperative la cui compagine sociale registra un’adeguata presenza di donne) e la richiesta a tutte le cooperative, anche quelle con una scarsa presenza di donne tra i propri soci, di rendere nota la quota minima di rappresentanza femminile nel C.d.A. e, soprattutto, le azioni da intraprendere per elevarla.Inoltre, la Commissione Pari Opportunità ha avviato, su un campione di cooperative, un’indagine volta a rilevare gli elementi che ostacolano e quelli che agevolano la presenza femminile nelle cooperative e l’equilibrato percorso professionale delle donne. Tra gli obiettivi dell’indagine c’è quello di rilevare le azioni positive introdotte da alcune cooperative per favorire politiche di Pari Opportunità, al fine di diffonderne l’applicazione nel maggior numero possibile di imprese, oltre che l’individuazione di un rating per queste politiche e di un sistema di premialità.Questo quadro di interventi per migliorare il lavoro delle donne debbono però, secondo Legacoop, andare di pari passo con iniziative legislative ed altre azioni promosse dal governo.In particolare, Legacoop sollecita il governo ad attivare un coordinamento tra le diverse sedi istituzionali competenti sul tema delle Pari Opportunità (Ministero delle Pari Opportuinità, Ministero del Welfare e Ministero dello Sviluppo Economico), anche in raccordo con le Regioni, per evitare un’eccessiva frammentazione delle azioni messe in atto, ed a fare anche delle pari opportunità un tema di concertazione con le parti sociali e con i cosiddetti stakeholders ( le donne stesse organizzate nei partiti politici, nelle associazioni ecc.).Questo approccio, a giudizio di Legacoop, dovrebbe puntare, oltre che su quello prioritario di costruire un sistema di servizi integrati per la conciliazione, ad altri obiettivi importanti:

  • favorire il lavoro femminile con l’introduzione di nuove e più flessibili modalità di lavoro (part time e telelavoro) e lo sviluppo della strada già aperta con la legge 53/2000 sui congedi parentali, con un avvicinamento agli standard europei più avanzati in termini di durata e di copertura retributiva e favorendo i congedi paterni;
  • agevolare, anche fiscalmente, le imprese che si impegnano in tal senso;
  • prevedere meccanismi premianti per le imprese che attivino azioni positive per le pari opportunità uomo-donna, considerando che, da questo punto di vista, le politiche di Pari Opportunità vengono già considerate uno degli indicatori in tema di responsabilità sociale d’impresa (RSI), intorno ai quali costruire, tra l’altro, il bilancio di responsabilità sociale.
  • introdurre strumenti di supporto allo sviluppo dell’imprenditoria femminile, sia di tipo formativo che finanziario, attraverso l’agevolazione dell’accesso al credito e la previsione di specifiche misure finanziarie, in considerazione del fatto che lo strumento nazionale specifico per l’incentivazione all’imprenditoria femminile, la legge 215 del 1992, non è stata rifinanziata.
 Un’attenzione particolare, infine, va posta, secondo Legacoop, alle conseguenze che la situazione economica del paese potrà avere a breve sull’occupazione femminile e sulla possibilità di prevedere specifici ammortizzatori sociali per le imprese a prevalenza femminile ed in particolare per le tipologie di rapporti di lavoro in cui è più concentrata la presenza femminile. Pubblichiamo, di seguito, il messaggio, inviato in occasione del convegno, da Clio Napolitano:

“Care amiche cooperatrici,colgo l'occasione di questa tavola rotonda per inviarvi un saluto affettuoso ed un augurio di buon lavoro, anche in ricordo del rapporto che ho avuto con la vostra organizzazione, quale responsabile dell'Ufficio Legislativo, e che ha costituito un elemento importante di conoscenze, di esperienze e di formazione professionale sia per quanto riguarda l'approfondimento della legislazione cooperativa italiana che delle legislazioni europee.Che una Commissione Pari Opportunità sía stata istituzionalmente prevista nello Statuto di Legacoop sta a dimostrare come questo tema abbia assunto una sempre maggiore importanza. Lo stesso principio ispiratore dovrebbe essere cosi pienamente recepito dal Ministero delle Pari Opportunità, da consentirgli di svolgere i propri compiti in sinergia con l'attività specifica di altri Ministeri.Ritengo infatti che una politica per le Pari Opportunità, oltre a favorire il percorso professionale delle donne, non possa prescindere dall'affrontare anche altre: tematiche come l'integrazione dell'immigrazione, con particolare riguardo alle immigrate donne, la violenza sessuale, compreso lo stalking, e le mutilazioni genitali femminili.Su tutti questi temi la Legacoop, con la sua struttura a rete, con la sua articolazione in numerosi settori di attività, la sua capacità di venire a contatto con una vastissima platea di soci e dí utenti, è in grado di svolgere una efficace opera di sensibilizzazione e informazione e di essere un interlocutore privilegiato nei confronti delle Istituzioni, concretizzando quella funzione sociale che il dettato costituzionale riconosce alla cooperazione”. 

 
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